Ricordo che nel mio “sussidiario” di scolaro (si chiamava così nell’Italia degli anni Cinquanta il libro di lettura delle elementari) i proverbi abbondavano, disseminati tra le pagine come veri grani di saggezza a scandire i testi che formavano il libro.

La città e la campagna erano allora realtà molto diverse, eppure veniva dalle poche righe dei proverbi un profumo familiare di fuoco di legna, un sapore fiabesco di paesaggi innevati che ci rassicurava sulla continuità del tempo e delle stagioni, proprio come il proverbio che esortava “a San Giuseppe a tirar fuori lo scaldino dal letto”, perché la primavera era imminente.